Favignana Mattanza

Favignana

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MATTANZA

MATTANZA

     Ajaloma, ajaloma!

La tonnara è un impianto di reti in mare che circoscrive un determinato specchio d’acqua. Si estende per 5 km, è larga dai 40 ai 50 m. e arriva a 60 m. di profondità. Uno  sbarramento di reti, detto costa intercetta il passaggio dei tonni, facendoli risalire fino alla bocca della nassa detta coda o pedale. Questa ha il compito di guidare i tonni verso la bocca della tonnara, da dove non potranno più uscire.

Isola chimica o tonnara si compone di cinque camere di reti poste sopravento e sottovento e da una coda capace di incanalare i tonni che la incontrano durante i loro liberi movimenti nel golfo. I tonni entrano nella bocca della tonnara e passando da una camera all’altra giungono infine nella camera della morte, dalla quale non usciranno che mattati.  Questa, è dotata di rete anche nella parte del fondo e viene alzata a braccia il giorno prima della mattanza, per portare in superficie i tonni per la cattura.

Il lavoro a mare iniziava in aprile quando venivano poste in mare chilometri di reti per incanalare i tonni in un labirinto nel quale vagano senza scampo. A maggio partivano i barconi, chiatte colme di reti ancore e arpioni, che scivolavano lentamente verso il posto di fondazione dell’isola galleggiante.

Il mare sembra aprirsi al passaggio di queste barche in corteo capitanato dal  Rais, capo tonnara dalle capacità quasi divinatorie. Ogni barca conosce il suo posto e il suo compito, fissando i bordi delle reti alle fiancate. Tutte queste operazioni erano scandite da preghiere, canti e invocazioni propiziatorie.

Il rais è l’unico responsabile della tonnara, comandante supremo, custode dell’antica arte della mattanza. Anche solo con lo sguardo egli è capace di comandare l’intera operazione. La buona pesca dipenderà solo dai suoi perentori ordini, cui la ciurma aderisce con religioso silenzio e massimo rispetto.

I barconi raggiungono la tonnara. Qui ogni barca, secondo una precisa posizione preventivata, prende posto su tre lati del perimetro; a completare il quadrato vi provvederà un vascello lungo 22 m. da dove i tonnarotirecupereranno la rete dal fondo per chiudere i tonni in una vasca sempre più stretta. Il rais osserva il movimento dei pesci, attraverso una lastra di vetro, e attende che la corrente marina disponga favorevolmente le reti per l’ingresso dei tonni nella camera della morte.

I tonnaroti sollevano la pesante rete dal fondo, ne tirano lentamente i lembi esterni sulle barche finché il branco di tonni, attraverso opportune manovre di apertura e chiusura delle porte, resta intrappolato in uno spazio sempre più ristretto. I tonni, si dibattono freneticamente, e con arpioni uncinati, detti crocchi vengono tirati sulle imbarcazioni, causando spettacolari perdite di sangue.

Per alleggerire la dura fatica i tonnaroti cantano antiche Çialoma – in arabo saluto – intonate per scandire il ritmo prima, durante e dopo la mattanza del tonno. Le note iniziali vengono intonate dal solista, sono acute e penetranti e assolvono il compito di stimolare l’avvio dello sforzo fisico. In coro rispondono i tonnaroti  con la scansione ritmica dell’ajaloma che serviva a sincronizzare i movimenti per aumentarne l’efficacia.

Metodo antico e tradizionale di pesca del tonno rosso, con tutta la potenza e la gagliardia di una ciclopica impresa di tradizione millenaria, la mattanza è una messa in scena grandiosa di barche e reti che desta meraviglia e sgomento.

Per quanto vi sia di feroce e primitivo, è la lotta per la sopravvivenza tra l’uomo e il tonno. Decine di uomini in movimento su uno sfondo abbagliante di mare e luce. Voci, canti di cialome,  richiami propiziatori, incrociare di aste e arpioni, acqua che si tinge di rosso, sbattere di pinne, alti spruzzi bianchi su un greve canto di morte.

 

Fonte https://www.siciliabella.eu